Testimone silenziosa di Holly Seddon- Recensione

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Il caso Amy Stevenson fece scalpore nel 1995. Amy, all’epoca quindicenne, scomparve nel tragitto da scuola a casa e fu ritrovata, tre anni dopo, in coma. La foto del suo viso angelico venne affissa a ogni angolo di strada, trasmessa per giorni e giorni da tutti i notiziari, ma nessun testimone si fece avanti e l’aggressore non fu mai identificato. Quindici anni dopo, Amy è ancora viva, in un letto d’ospedale, circondata da poster di celebrità degli anni ’90 e dimenticata ormai dal resto del mondo. Finché nella sua stanza non entra la giornalista Alex Dale, impegnata in un’inchiesta sulle condizioni dei pazienti in stato vegetativo. Alex e Amy sono cresciute nella stessa periferia, hanno ascoltato la stessa musica, flirtato con gli stessi ragazzi… Alex non può fare a meno di sentirsi coinvolta e, nella speranza di poter finalmente emergere dall’inferno personale in cui è piombata da qualche tempo, inizia a indagare su quel caso mai risolto. Ma scavare nel passato potrebbe rivelarsi più pericoloso del previsto, soprattutto quando non è più possibile tornare indietro…

Ammetto di essere in super ritardo con l’uscita di questa recensione. Ho letto il romanzo a fine giugno e siamo a metà luglio,ma fra impegni e robe varie ho procrastinato e mandato oltre!
Devo ammettere che a distanza,quindi,di giorni non ricordi molto se non la trama e le sensazioni che mi ha trasmesso,questo forse avvalora il mio giudizio di un thriller che ti prende e ti coinvolge,ma che alla fine non ti lascia niente se non uno stato di torpore come quello di Amy.
Amy è una donna,ormai,in stato vegetativo che comunica tramite dei gesti impercettibili e azioni neurologiche. Alex è una donna che all’epoca del rapimento di Amy abita vicino a lei,per questo si sente “coinvolta” e non riesce a dimenticare cosa è stato fatto ad Amy e della sua esistenza,lasciata così sola e senza nessuno.
Lungo questo cammino Alex incontrerà vari personaggi facente parte della vecchia vita di Amy,tutti personaggi,a mio parere,stereotipati come il fidanzatino dell’epoca che non riesce a dimenticare la sua amata,nonostante adesso abbia moglie e un figlio in arrivo,l’amica scorbutica che non vuole riaprire vecchie ferite e quella che invece si sente una sorta di protagonista e quindi collabora ben volentieri e infine il patrigno che ha completamente dimenticato quella che un giorno chiamava figlia,lasciandola così al suo destino in un letto di ospedale.

L’ambientazione del romanzo è, anch’essa, un classico di questi thriller: boschi,pub e ospedali. Il bosco in cui viene ritrovata Amy in fin di vita, il pub dove praticamente Alex passa gran parte della sua vita fra una birra e un superalcolico e poi l’ospedale, che forse, è il vero protagonista dove Amy vive e in cui ella e Alex interagiscono.
L’idea della ragazza,protagonista marginale, è in stato vegetativo e comunica tramite stimoli sensoriali è accattivante e anche attraente,ma veramente poco sviluppato. L’aspetto “medico” di Amy, secondo me, doveva essere più approfondito, capibile si, ma con delle spiegazioni in più ce servono al lettore per capire la vera condizione della paziente.
Il tutto per arrivare ad un finale inaspettato e con un colpevole misterioso. Sono sincera, non ho capito chi fosse il colpevole fino alla fine, ma anche li perchè è un personaggio praticamente assente, anch’esso poco sviluppato e lasciato li, campato in aria senza tante spiegazioni se non due righe alla fine.
In conclusione poteva essere, ma non lo è. Un thriller discreto, che si fa leggere, ma niente di eccezionale ne memorabile.

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