Resta con me di Tami Oldham- Recensione

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Giovani, innamorati e con un roseo futuro di fronte, Tami Oldham e il suo fidanzato Richard Sharp hanno trascorso alcuni mesi a visitare le isole polinesiane a bordo di una piccola barca a vela. Sono skipper provetti, e la proposta di portare l’Hazana, un modernissimo yacht a vela, fino al porto di San Diego è per loro un’occasione imperdibile che accettano con entusiasmo. Quando salpano da Tahiti il cielo è limpido e azzurro, ma a poco più di due settimane dalla partenza scoprono che un violento uragano sta facendo rotta su di loro, e avanza così velocemente che non c’è modo di sfuggirgli. È una delle tempeste più violente della storia, e i due giovani si ritrovano ad affrontare pioggia battente, onde alte come grattacieli e venti che soffiano a quasi 260 chilometri all’ora. Tami scende sotto coperta, e proprio mentre si sta assicurando con una cima sente Richard gridare. Un rumore assordante, e poi il buio. Tami rimane incosciente per ore. Quando si risveglia l’imbarcazione è semidistrutta. Non ci sono navi né terra in vista, solo una sconfinata distesa d’acqua tutto intorno. “Resta con me” è la storia di due giovani e di quarantun giorni trascorsi in alto mare su un’imbarcazione che è poco più di un relitto, senza motore né alberi, con la strumentazione di bordo in avaria e una riserva d’acqua e cibo limitata. Ma è soprattutto una storia che parla di sopravvivenza, di forza di volontà e di resilienza, e della straordinaria forza dell’amore.

 

 

 

 

 

 

 

Se in quell’istante Richard mi avesse potuto leggere nel pensiero, avrebbe udito queste parole: Sei venuto qui perché era destino che mi trovassi.

“Resta con me ” romanzo scritto dalla protagonista, quindi una sorta di autobiografia, in cui racconta la vicenda che ha segnato la sua vita. Tami Oldam infatti la potremmo definire una “miracolata” perchè è sopravvissuta ad un uragano mentre era a largo con il suo fidanzato e ai 40 giorni successivi che poi l’hanno portata alla salvezza.
Il romanzo non parte proprio con la tragedia e quindi con il racconto dei 40 giorni, ma facendo capire sommariamente da cosa nasce la passione per la barca a vela e per i viaggi in mare di Tami, per poi passare in maniera sbrigativa al suo incontro con Richard e quindi al viaggio della morte, che ha portato Tami a combattere per la sopravvivenza mentre lo stesso Richard alla morte.
Il romanzo si presenta come una sorta di diario in cui la protagonista celebra l’entusiasmo per questo imminente viaggio e il godersi quegli istanti con l’amore della sua vita, ma non solo. Esso infatti vuole essere anche un monito per le generazioni future, cioè vuol trasmettere quel senso di prosperità verso il futuro. Tami sarebbe l’esempio perfetto di colei che nonostante le avversità della vita non si arrende, infatti invece di compiangersi per la tragedia che ha vissuto anestetizza la cosa e va avanti, cerca di dimenticare Richard e rifarsi una vita: in sostanza celebra ogni istante la vita che gli è stata concessa!
Da questo punto di vista ho apprezzato tantissimo il libro, la voglia di vivere è palpabile e viene trasmessa al lettore in maniera inequivocabile. Quello che ho apprezzato meno, e che spesso mi ha portato ad “annoiarmi” sono state le intere pagine di termini tecnici legati alla barca a vela senza la minima spiegazione per chi non è ferrato nel campo. Mi spiego meglio...Durante questa lunga traversata i coniugi prima, e Tami poi, si trova ad avere a che fare con una barca, una barca dotata di tantissimi elementi dai nomi difficili e impronunciabili, avrei preferito un minimo di spiegazione (non tecnica,ma come si suol dire terra terra) per farmi capire di cosa si parla, anche perchè nonostante alla fine ci sia il glossario molto corposo, non posso, durante la lettura, interrompermi ogni due per tre e cercare la parola e il suo significato. Questo mi ha fatto perdere un pò l’attenzione del libro, semplicemente se non capisco di cosa stiamo parlando perdo interesse.
In conclusione direi che è stata una lettura non entusiasmante, non mi è piaciuta particolarmente e non consiglierei il libro, ma ho apprezzato tantissimo lo spirito di avventura,di sopravvivenza e di dimenticanza della protagonista. Non ho ancora visto il film, ma sono certa di recuperarlo anche se ho già letto sul web di tante discrepanze tra la realtà e il film.
Dimenticavo di dire che il libro è correlato di immagini,foto inedite e vere, di Tami,Richard e delle famiglie,della barca e della vicenda in generale cosa che ho apprezzato tantissimo e fondamentale, dal mio punto di vista, per immedesimarsi con la persona protagonista realmente in vita!

 

 

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