Recensione “Tobia e l’angelo”

Recensione “Tobia e l’angelo”, Susanna Tamaro

Edizione Mondadori €12,00

 

 

 

 

 

 

 

di Diletta Alaimo

 

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Trama

La protagonista di questo libro si chiama Martina e frequenta la scuola elementare. Come tutte le bimbe della sua età,Martina è allegra,solare,vivace,ama giocare e correre al parco ma la sua vita non è così allegra come potrebbe sembrare o come dovrebbe essere quella di tutti i bambini del mondo perché i suoi genitori,sposati da molto tempo,presi ognuno dalle proprie attività e dalle normali problematiche di coppia che si accumulano negli anni,non riescono più a star bene insieme ed occuparsi della figlioletta.

L’unico punto di riferimento per Martina è il nonno materno che provvede a lei in tutto e per tutto,dai compiti all’elemento più importante:l’affetto.

Un giorno,però,succede che la piccola assiste ad una terribile lite tra i genitori,alla fine della quale,entrambi vanno via di casa lasciandola sola e,qualche giorno prima,Martina non era più riuscita a vedere il nonno,col timore che l’avesse abbandonata.

Abbandonata a se stessa e senza speranze,la piccola decide di lasciare per sempre la sua casa,i suoi giochi,tutto per cercare la propria strada e convincendosi che,in fondo,non sarebbe mancata a nessuno.

Salutato il suo migliore amico,un ippocastano cresciuto nel cortile sotto casa,con lo zaino in spalle,Martina parte per questa avventura,in una grande città,sotto l’indifferenza di tutti. L’unica persona che la accoglie in “casa” è una povera barbona,grazie alla quale conosce Athos,un tenero coniglietto che le terrà compagnia in questo viaggio. Ad un tratto succede che,durante la notte, la polizia irrompe presso l’umile dimora della barbona e Martina,con in braccio Athos,sono costretti a scappare via. Riescono a trovare riparo dal freddo  e dal gelo in una stazione ed i due assistono ad evento straordinario: l’uscita da un cassonetto di uno strano signore,vestito di bianco e…con le ali. Egli,un po’ pasticcione ma estremamente saggio,si presenta come l’Angelo Custode della piccola e la conduce fino a casa dove,ad accoglierla,troverà non soltanto i genitori ma anche il nonno,assente nei giorni precedenti per motivi di salute.

“-Hai visto?-disse Athos mentre salivano le scale guancia contro guancia.- Cosa ti avevo detto? Nessuna cosa è persa per sempre.”

 

 

 

 

Chi conosce la vita di Susanna Tamaro,descritta dettagliatamente nel suo “Ogni angelo è tremendo” , non può non notare una potente nota autobiografica all’interno di questo straordinario racconto.

Anche questo libro come  “Storia di una gabbianella e di un gatto che le insegnò a volare”  lo presi tra le mani da piccola,avrò avuto circa 9 anni e fu anche il primo che mi ricevetti in regalo (il primo di una lunga serie!) ed inizialmente non capì il reale significato. Sì,non ero così perspicace-perché adesso lo sono?- da afferrare cosa potesse esserci dietro una storia così palesemente triste: provavo,indubbiamente,un gran dispiacere nel pensare che una bambina della mia età potesse essere trattata in quella maniera ma non vedevo oltre,non guardavo oltre.

Negli anni,c’è chi riesce ad affinare un po’ questa tecnica e guardare sempre oltre e dietro le cose,come mi ha insegnato un docente di letteratura italiana dell’università che,attualmente frequento,facendo un esempio comprensibile a tutti:quello del famoso Kinder cereali(non sto facendo pubblicità!). Davanti è così bello,liscio ma cos’è che lo rende tale? Cos’è che lo rende così speciale?Girando,si scopre la verità! Dovrebbe essere uguale anche con le persone,con le esperienze,coi comportamenti che tutti,nel corso della nostra esistenza,assumiamo. Cercare di capire il motivo per il quale si ha un determinato comportamento,una specifica propensione,una chiusura o apertura verso gli altri.

Quando appare una grande personalità,chiedetevi anzitutto dov’è il suo dolore.

Léon Bloy

Quindi,da piccoli,è giusto non avere contezza di determinate situazioni;da grandi, no. Da grandi non abbiamo più scuse. Ed è esattamente ciò che è successo a me con questo manuale,riprendendolo da adulta. Ho continuato a provare una profonda tristezza ed angoscia per lo povera Martina ma cos’è che Susanna voleva dirmi? Qual è il concetto base di questo libro?

La solitudine. Punto.

Questa “strana” cosa dal nome inquietante che sembra colpire un po’ tutti,senza avere pietà per nessuno,neanche per una bimba di 8 anni. Non conosce,appunto,età,sesso,religione,colore della pelle,nazionalità,niente,lei è lì e non se ne va.

La Tamaro,però,come sempre riesce a salvare i suoi personaggi,mettendo accanto alla piccola la figura dell’Angelo Custode che,per chi non è particolarmente credente come la sottoscritta,può sembrare una scemenza ma dato che la fantasia umana è infinita,questa figura può essere interpretata in tanti modi,può essere anche la nostra coscienza,il nostro istinto di sopravvivenza,qualunque cosa.

Fatto sta che,alla fine,scappare dalle difficoltà,dai problemi piccoli o grandi che possano essere,non serve a nulla. Il “male” non si esorcizza in questo modo ma,semplicemente,affrontando le nostre paure,le nostre debolezze,le nostre ansie,i nostri demoni interiori ed esteriori-anzi,penso proprio che quelli esteriori facciano più paura-. L’unico modo per uscirne vivi è combattere,sempre.

Un amico molto,molto,molto caro mi ha insegnato che,nella vita,si può essere combattenti o guerrieri: il combattente,in quanto tale,mette a disposizione il proprio corpo,la propria vita e le proprie armi;combatte perché è stato messo lì per caso,affronta il nemico per la folla;il combattente perde. Il guerriero,invece,lotta solo ed unicamente per se stesso e lotta per vincere. E lo fa.

Voi,cari lettori,cosa siete: combattenti o guerrieri?

Sul concetto di solitudine,ho scritto parecchio in precedenza ma mi preme ribattere su un un concetto che,ahimè,si discosta da quello della Tamaro(alla quale,preciso,resterò fedele nei secoli!): OGNUNO DI NOI E’,INEVITABILMENTE,SOLO; TUTTI SONO IMPORTANTI MA NESSUNO E’ INDISPENSABILE. 

Al di là dei concetti cristiani o di altre religioni,la bambina è stata aiutata da un Angelo e va bene ma da grandi impariamo,prima o poi,a cavarcela da soli e dobbiamo solo ringraziare noi stessi per ciò che riusciamo ad attuare ogni santo giorno con dedizione e sacrificio. Per cui,va bene credere che “qualcuno” ci guarda e ci guida da lassù,ma tutto,sempre,dipende solo da noi. E’ bello accarezzare l’idea di non essere soli ma è doveroso fare i conti con la realtà e lo dice una che la solitudine l’ha vissuta e la vive in ogni momento. Sì,c’è la famiglia,ci sono gli affetti,gli amici(pochi) ma poi,alla fine della giornata,a letto siamo soli e ripercorriamo le tappe fino a quel preciso istante ed allora dovremmo alzarci e fare un applauso sonoro a noi stessi perché,senza l’aiuto di nessuno ma,al contrario,con gli ostacoli che gli altri ci hanno messo davanti ,siamo diventati più forti di tutti.

Per cui,grazie Martina,grazie Susanna per averci dato una speranza. Ognuno,alla fine,si aggrappa a ciò che desidera ed a ciò in cui crede di più

Basta crederci.

Sempre

 

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