Nel profondo di Daisy Jonhson- Recensione

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Sono passati sedici anni da quando Gretel ha visto Sarah, suamadre, per l’ultima volta: la metà della sua vita. Tanto tempo ci è voluto per accettare l’infanzia trascorsa con lei in una casa galleggiante fluttuando sui canali dell’Oxfordshire. Ma una telefonata le riunirà presto e riporterà a galla quegli anni selvaggi passati insieme: il linguaggio segreto che avevano inventato, lo strano ragazzo che avevavissuto con loro durante quell’ultimo, fatidico inverno; e quella creatura mostruosa che si diceva vivesse sott’acqua, incarnazione dellepaure più spaventose, che nuotava sempre più vicino… Gretel non potrà fare altro che immergersi più a fondo nel passato, dove segreti di famiglia e vecchie profezie risorgeranno, tragicamente.

Devo ammettere che il romanzo non ha molto a che vedere con la trama scritta sopra, o almeno a me è sembrato che si discosti molto. Mi aspettavo un altro tipo di narrazione. Aspetta questo non vuol dire che non mi sia piaciuto, anzi totalmente il contrario: mi è piaciuto tantissimo!
Il romanzo si presenta diviso in tre parti che si alternano intitolate in: “il cottage” dove l’autrice parla al presente e quindi ci ritroviamo Gretel alle prese con una madre, che non conosce, malata di Alhzaimer. Una madre che l’ha abbandonata in tenera età e di cui custodisce bramosamente solo dei ricordi.
Poi abbiamo il capitolo intitolato “il fiume” che invece narra il passato di cui ha ricordo Gretel, quindi degli anni vissuti nel fiume, su una barca e della scostanza di sua madre. Infine abbiamo “la caccia” ossia l’inizio della ricerca di questa madre scomparsa e l’introduzione e vita di un altro personaggio Marcus.

Ho trovato la narrazione veramente incalzante, l’autrice porta avanti una certa curiosità nei confronti di Marcus che spesso sembra essere il vero protagonista dell’intera vicenda. Viene affrontato poco il concetto di malattia o il convivere con una persona affetta da questa sindrome, cosa che mi ha un pò delusa. Avrei preferito che l’autrice avesse affrontato molto di più questo tema e anche il passato di Gretel non l’ho trovato totalmente esaustivo, ma invece la parte legata a Marcus mi è piaciuta molto. All’inizio la narrazione mi ha lasciato spiazzata perché non capivo chi fosse, cosa volesse e perchè l’autrice ne parlasse poi pian piano tutti i tasselli del puzzle vengono messi al proprio posto e si crea un quadro generale, un pò confuso, ma esaustivo. Ammetto che alcune scene mi hanno fatto drizzare il pelo e lasciata spiazzata, non me le aspettavo, dall’altra parte ho apprezzato la crudezza del linguaggio perchè da senso al tutto. La loro vita è stata estremamente cruda e l’autrice non ha peli sulla lingua.

In conclusione mi è piaciuto e lo consiglio. Mi ha ricordato molto, per certi aspetti, “La ragazze della palude” e “Elmet” quindi magari se avete letto uno dei due romanzi potete capire il genere. Un ottimo esordio, sicuramente mi piacerebbe leggere altri suoi scritti.

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