L’ultimo carnevale di Paolo Malaguti- Recensione

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19 febbraio 2080. Martedì grasso. C’è nebbia, sulla laguna deserta, i turisti non sono ancora arrivati. Affluiranno appena farà giorno, pagando il biglietto e passando dai tornelli: già, perché da quando Venezia è stata dichiarata non più agibile, evacuata e trasformata in Venice Park – la più pittoresca delle attrazioni italiane – non esistono più residenti. Solo il circo quotidiano dei visitatori e degli accompagnatori, oltre a un pugno di Resistenti che vorrebbe vederla tornare viva e abitata. In questo giorno d’inverno ci sono Michele e Sandro, guardiani che pattugliano la laguna. C’è Carlo, guida turistica appena promossa (e già in un mare di guai). C’è Rebecca, la combattiva attivista disposta a trasformarsi in assassina pur di non rassegnarsi alla morte della sua città. E c’è Giobbe, un vecchio che ha perso tutto: la moglie, la casa, la memoria… ma l’unica cosa che gli è rimasta, un segreto racchiuso in un mazzo di chiavi, può cambiare il futuro. Che infatti cambierà, nell’arco di un’indimenticabile giornata di Carnevale. Allucinazione e realismo, tenerezza e mistero sono le cifre di un romanzo storico diverso da ogni altro, capace di proiettare il passato in un futuro prossimo che somiglia vertiginosamente al nostro. La città d’arte più famosa al mondo fa da scenario a un’avventura dal passo di nebbia e di tuono, in cui si muovono quattro personaggi che in modi diversi dovranno scegliere tra se stessi e Venezia.

La solitudine è piena di particolari, è somma infinita di oggetti, scorci e condizioni dell’essere, è resistenza al morire.

Autore a me sconosciuto, o meglio lo conosco per il suo romanzo “La reliquia di Costantinopoli” candidato al premio strega nel 2016 e finito nella cinquina. Quindi direi che le mie aspettative erano abbastanza alte, visto il calibro dell’autore. Aspettative che sono state deluse, in parte.

Il romanzo ha una trama molto interessante. L’ambientazione la fa da padrona, questa Venezia del futuro dove non ci sono più abitanti, il tutto è stato inghiottito dall’acqua e quindi messo in sicurezza e sostituito da ologrammi o musei vari devo dire che mi ha affascinato tantissimo. Il punto di partenza, quindi, a mio avviso è veramente interessate e se sviluppato bene poteva essere un romanzo bomba!

Il problema di questo libro è che l’autore, a mio avviso, si perde troppo in descrizioni del passato. E se da una parte gli do ragione nel far capire e nel far avere al lettore una visione d’insieme tra passato e presente, dall’altra queste parti sono veramente tanto consistenti e anche un pò noiose, tanto che certe volte le saltavo proprio. Un altra cosa che non mi è piaciuto è l’uso smoderato del dialetto veneziano. Capisco che l’ambientazione sia quella e quindi per dare un tocco di realismo sia stato più sensato utilizzare il dialetto, ma per me (siciliana) è un dialetto quasi incomprensibile e quindi o mi sforzavo, ma veramente sforzavo, di capire cosa si dicevano i vari personaggi tra di loro o lasciavo perdere e andavo avanti. Perchè alla lunga non capire i dialoghi mi ha stancato.

Le parti interessanti sono invece quelle che vedono come protagonista l’attivista Rebecca, il suo passato e il perchè del folle gesto che sta per compiere e il come lo compie. Capire il suo passato è stato importante per capire il gesto di ribellione e qui ci sta tutto l’approfondimento. Anche le parti dedicate al vecchietto Giobbe le ho trovate veramente interessanti, nei pochi dialoghi parlava in dialetto si, ma erano veramente pochi e quindi mi sono goduto anche qui la sua storia e la sua impresa. Peccato veramente che le parti in cui hanno voce i protagonisti, non solo Rebecca e Giobbe, ma anche Carlo, Michele siano veramente poche rispetto alle parti descrittive.

Ecco forse è questo il punto debole del romanzo le troppe descrizioni, che se da una parte costruiscono nella mente del lettore lo scenario, dall’altra un pò mi hanno annoiato. Ma devo ammettere che quanto appena detto è un mio limite, non amo le descrizioni!

In conclusione mi aspettavo molto di più dall’autore che ho trovato un pò troppo prolisso per i miei gusti, nulla toglie la sua bravura e sicuramente la mia intenzione di recuperare l’altro romanzo sopra citato rimane, ma non con meno entusiasmo!
Il romanzo non mi ha fatto impazzire e spero di essere stata esaustiva sul perchè, nulla toglie che però è un buon romanzo di intrattenimento e soprattutto di grande riflessione!

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