L’incubo di Hill House di Sherley Jackson- Recensione

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Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice – e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. A tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo fornisce una risposta. Non è infatti la fragile e indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, prolungando l’esperimento paranormale in cui l’ha coinvolta l’inquietante professor Montague. È la Casa – con le sue torrette buie, le sue porte che sembrano aprirsi da sole – a scegliere, per sempre, Eleanor Vance.

Era una casa disumana, non certo concepita per essere abitata, un luogo non adatto agli uomini, nè all’amore, nè alla speranza. L’esorcismo non può cambiare il volto ad una casa; Hill House sarebbe rimasta com’era finchè non fosse stata distrutta.

Hill house, la casa tra le colline, circondata dal nulla, ma proprio il nulla se non immense colline su cui nessuno ha voglia di andare. Hill House non è una ridente casa di campagna immersa nel verde, non la definirei nemmeno una casa, ma per etimologia in fondo è quello.
La mia definizione di Hill House è: scatola fatta di cemento e legno, con una storia, non adatta ad ospitare nessuno. Una scatola che deve racchiudere dei segreti, segreti che forse forse non è nemmeno giusto risvegliare.

Il libro della Jackson si presta tantissimo al periodo in cui l’ho letto, cioè Halloween, cosa c’è di meglio se non un libro di fantasmi in una giornata dove, per credenze popolari o/e religiose, i “fantasmi” sono più vicini a noi?
Per questo ho deciso proprio di leggerlo in questi giorni, per creare atmosfera.
Reduce dalla serie tv (per chi non l’avesse vista la trovate su Netflix) credevo di aver fatto il colpo giusto, ahimè mi tocca ricredermi.

Ammetto, per onor di cronaca, che le aspettative verso questo romanzo erano alte perchè ho adorato gli altri romanzi della Jackson che ho letto, quindi questo che è il “must” dell’autrice non doveva essere da meno e invece devo dire che mi ha parecchio delusa.

Ricollegandomi un attimo alla serie devo dire che essa è totalmente diversa dal romanzo, l’idea di fondo della “casa stregata” è uguale, ma svolgimento e personaggi sono totalmente diversi e ho apprezzato molto di più la serie, dove (per me) la paura era più tangibile, rispetto al libro dove di paura se ne percepisce veramente poca.

Ho trovato la narrazione estremamente lenta, i personaggi ben caratterizzati e differenti tra di loro, cosa che ho apprezzato particolarmente, ma la partecipazione in questo “esperimento” della  della casa è stato veramente minimo e alquanto inconsueto. La casa non si è fatta odiare, non ha dato chissà quali manifestazioni macabre o soprannaturali che mi aspettavo, se non l’incupirsi dei personaggi. La casa che, a mio avviso, doveva essere la protagonista, diventa presto un ritaglio, un luogo inanimato.

Per la prima metà del romanzo non si fa altro che spiegare chi sono queste persone sconosciute che si ritrovano a convivere e coesistere in questo ambiente, il mondo esterno improvvisamente scompare lasciando spazio ad emozioni, spesso represse, a ricordi perduti e lontani. La convivenza da il via ad una “colluttazione emotiva” tra i personaggi e se lo scopo del romanzo era proprio il “far risaltare” i sentimenti e le nostalgie dai protagonisti allora c’è riuscito in pieno, se invece era quello di spaventare o agitare il lettore no.

Lo stile di scrittura della Jackson è sempre affascinante, ma sarò ripetitiva, per me c’è un calo, anche a livello stilistico, tra la prima e la seconda parte. Se la prima parte è molto, forse troppo, descrittiva, la seconda è troppo repentina. Ho trovato il finale sconclusionato e quasi tutta la parte finale mi è sembrata affrettata, come se avesse dovuto chiudere il racconto e abbia cercato il modo migliore di farlo, senza riuscirci.

Mi dispiace non aver apprezzato particolamente questo romanzo, non per questo mi fermo con la lettura dei suoi scritti, perchè, ripeto, gli altri romanzi letti li ho apprezzati molto specialmente “Abbiamo sempre vissuto nel castello” di cui ho un bel ricordo.
Non voglio dire se lo consiglio o meno, è un classico da leggere per me, ma con aspettative più reali di quelle che erano le mie.

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