L’anno nuovo di Juli Zeh- Recensione

Prezzo: € 18.50
Prezzo ebook: € 7.99

Henning ha una quarantina d’anni ed è sposato con Theresa, con la quale ha due figli. La famiglia sta trascorrendo le vacanze di Natale sull’isola di Lanzarote, dove il vento impetuoso spazza via tutti i pensieri e il sole accecante allontana lo stress quotidiano. Henning si ripete di essere un uomo fortunato: vive in un bell’appartamento di Gottinga, lavora per una casa editrice, ha una famiglia felice. Nonostante ciò, da alcuni mesi soffre di attacchi di panico. Non è sereno, non riesce a dormire, litiga in continuazione con la moglie, che lo esorta a comportarsi «come un uomo, un uomo che io possa amare». Il mattino del primo giorno dell’anno, durante un’escursione in bicicletta verso uno dei punti più alti dell’isola, quel malessere torna a fargli visita. A soccorrerlo è Lisa, un’artista tedesca che lo invita a casa sua offrendogli acqua e cibo. Dettaglio dopo dettaglio, la casa della donna gli appare sempre più familiare, una strana sensazione di déjà-vu comincia a farsi strada nella sua mente e, quando Lisa gli mostra un pozzo nel giardino, quella che sembrava una strana suggestione si trasforma in certezza: in quella casa c’è già stato, tanto tempo fa. E poco alla volta tornano a galla i ricordi di un’esperienza terrificante vissuta fra quelle mura, un’esperienza che lo ha segnato per sempre. Un tranquillo viaggio in famiglia a Lanzarote che si trasforma in un incubo: con una parabola vertiginosa, “L’anno nuovo” racconta la storia di un uomo in crisi d’identità e di due bambini che nel bel mezzo di una vacanza paradisiaca si ritrovano all’inferno.

Le montagne hanno rughe tra le quali dimorano le ombre

Devo ammettere che non leggevo un libro così introspettivo da tempo. L’ho letto in poco tempo perché è stato quasi come un viaggio dentro me stessa, alla scoperta di sfumature nuove del mio essere e di giochi di luce e ombre impensabili.

Il protagonista, insieme al lettore, fa un viaggio dentro se stesso, dentro il proprio passato. Ed è proprio questo, secondo me, il fulcro della storia e della narrazione cioè il ritrovare se stessi e le proprie radici, analizzare i traumi, ma anche la felicità di certi momenti.
Analizza i momenti che non ricorda e che improvvisamente gli riaffiorano nella mente.
Quante volte abbiamo rimosso un ricordo dal nostro cervello per poi trovarci in situazioni, magari strane o bizzarre, e veder riaffiorare proprio quell’episodio che pensavi di aver eliminato da tempo? A me capita, non spesso, ma capita. E allora cosa fai o lo accantoni o lo rivivi. Il protagonista decide di riviverlo, perchè deve dare un senso al suo presente e non può farlo se non ricorda, se non analizza, se non mastica e digerisce quell’episodio, quel trauma.

Forse dietro il mondo ne esiste un secondo in cui le cose hanno un significato diverso

Inizialmente sono rimasta spiazzata dalla narrazione perché passa dal parlare solo al presente e ad illustrarci la situazione attuale di Henning ad una narrazione passata, ma è un passato un pò strano, un passato che si intreccia inevitabilmente con il presente e che ha un peso per il futuro della sua famiglia.

Cosi gli appariva il mondo: un luogo in cui le cose si muovevano dietro una lastra di vetro

Non sto qui a dirvi la trama, che trovate tranquillamente su, ma voglio dirvi che se decidete di leggere questo libro preparatevi ad un viaggio. Un viaggio nelle terre lontane di Lanzarote, un viaggio nel passato dimenticato di Henning, un viaggio introspettivo dentro voi stessi. Tante domande sorgeranno, tante risposte vi verranno in mente, ma ogni tanto guardare dentro se stessi può far solo che bene!

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