La ragazza della palude di Delia Owens- Recensione

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A Barkley Cove, un tranquillo villaggio di pescatori, circolano strane voci sulla Ragazza della palude. Dall’età di sei anni Kya si aggira completamente sola tra canali e canneti, con qualche straccio addosso e a piedi nudi. Ha al suo attivo un solo giorno di scuola, ma la palude e le sue creature per lei non hanno segreti: la nutrono, la cullano, la proteggono, sono maestre e compagne di giochi. Kya impara a decifrare i segni della natura prima ancora di saper leggere un libro: nella sua assoluta solitudine sembra bastare a se stessa. Ma la sua bellezza non tarda a sbocciare: insolita, selvatica, sfuggente accende il desiderio nei ragazzi del paese. Kya scopre l’amore, la sua dolcezza e le sue trappole. Quando negli acquitrini riaffiora il corpo senza vita di Chase Andrews, gli occhi di tutti puntano su di lei, la misteriosa ragazza dimenticata: i mormorii diventano subito accuse, i sospetti incrollabili certezze. Il processo, fuori e dentro al tribunale, trascina la vicenda verso il suo imprevedibile e folgorante epilogo. “La ragazza della palude” è il romanzo commovente di un’infanzia segnata dall’abbandono e di una natura che si rivela madre, non matrigna. Ma è anche la storia di una violazione e di un segreto gelosamente custodito, che mette in discussione i confini tra la verità e la menzogna, il bene e il male.

“<<Sei stato tu, Tate>> disse lei, sei stato tu, sempre. Un pezzo del cuore che desiderava, un altro pezzo che si difendeva”

Questo romanzo mi ha sconvolto, l’ho praticamente divorato, fagocitato e digerito e devo ammettere che l’ultima parte non è stata facile.
Più che un romanzo è un pugno sullo stomaco, uno di quei pugni che risveglia nel lettore un senso di giustizia molto forte. Mi sono sentita spesso arrabbiata durante la lettura, tante volte ho sentito su di me il peso dei pregiudizi versati su Kya, la nostra “ragazza della palude”, ho sentito fuoriuscire un senso di inferiorità, io ero li e non potevo fare niente. Non potevo aiutare quella piccola bambina a difendersi da suo padre, a procacciarsi il cibo, non potevo aiutarla a non dar peso a quelle occhiatacce e alle malelingue, non potevo fare niente se non guardare inerme e impassibile il tempo passare, scorrere e farla diventare adulta.

Le facce cambiano con gli eventi della vita, ma gli occhi rimangono una finestra sul passato.

Kya è una ragazzina di appena 8 anni quando la madre se ne va, poco tempo dopo anche l’amato fratello e il padre spariscono. Lei è una reitta, un “topo di palude”, come la chiamano in città, nessuno si interessa a lei, nessuno si chiede come faccia una bimba così piccola a provvedere a se stessa, ma lei non ha bisogno di nessuno.
Kya quando racconta la sua vita fa capire al lettore l’importanza della solitudine, non ha bisogno di loro, non ha avuto un appoggio umano mai e non ne avrà bisogno finché un ragazzo non viene ucciso. Nessuna traccia, nessun indizio. Chi incolpare se non la ragazza che abita da sola, che sicuramente non ha un alibi, non ha amici, non ha nessuno. Perfetta. Si apre così una diatriba giudiziaria che la vede incolpata di un omicidio, di cui lei è all’oscuro, ma che mestamente accetta.

Lei sente la vita che pulsa, pensò, perchè tra lei e il pianeta non ci sono filtri.

Kya si è formata intorno a se una piccolissima rete di supporto, e quando dico piccolissima parlo di pochissime persone, e anche in questo mi ha trasmesso l’importanza di essere affiancate alle persone giuste. Non bisogna necessariamente avere tanti amici, ma basta averne pochi, anche pochissimi, ma su cui puoi contare sempre!
Kya è un personaggio ben caratterizzato, non me la sarei immaginata in maniera diversa, anzi. L’autrice è stata bravissima perchè, con il suo linguaggio empatico ha fatto si che il lettore si affezionasse a quella piccolina. Nel lettore scaturisce una voglia smaniosa di non abbandonarla.

I temi trattati sono molteplici e molto attuali, nonostante sia ambientato negli anni 50/70. Il tema su cui verte il tutto è il pregiudizio. Spesso il pregiudizio ci porta a scelte sbagliate, ad allontanare una persona senza un perchè, senza averla mai conosciuta. Si crede di sapere tutto di lei senza in realtà sapere niente, solo becero pregiudizio. In questa vicenda esso ha un ruolo importante, fino alla fine il lettore si chiederà: quanto il pregiudizio e le “leggende” graveranno sulla colpa di Kya? Prevarrà il buon senso oppure le malelingue?
Inoltre tratta anche dell’importanza del “sapersela cavare da soli“, di non contare sempre sugli altri, ma anche sulle proprie forze.
Su quanto la natura sia importante per noi e come ella ci offre tutto ciò di cui noi abbiamo bisogno. La natura ci attrae e a volte ci respinge, ma sarà sempre li perchè è lei la madre della terra.

In conclusione ti dico, caro lettore, che il romanzo mi è piaciuto tantissimo e come detto all’inizio per me è stata una scoperta meravigliosa. Mi ha lasciato a bocca aperta sul finale, ma con il cuore in pace. Mi ha trasmesso tanto e sento ancora dentro di me il fuoco che ha acceso, quel fuoco che mi porta a lottare davanti ad un ingiustizia. Te lo consiglio, perchè nella sua semplicità diventa speciale.

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