La memoria dei fiori-Recensione

LA MEMORIA DEI FIORI-IL DIARIO DI RYWKA LIPSZYC

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AUTORE:RYWKA LIPSZYC
EDITORE:GARZANTI
PAGINE:208 
GENERE:DIARIO AUTOBIOGRAFICO
PREZZO: €14,99
EBOOK:€9,99

TRAMA:
È l’aprile del 1944, l’ultima neve del lungo inverno polacco attanaglia ancora le vie del ghetto di Łódź: i fiocchi candidi scendono sulle nere e informi divise degli operai ebrei che lavorano per i nazisti. Ma c’è un fragile fiore che, in questo paesaggio desolato, con tutta la forza cerca di sbocciare. Rywka Lipszyc ha solo quattordici anni.
Ogni giorno deve farsi strada tra le recinzioni di filo spinato, incalzata dalle armi dei soldati e dagli ululati laceranti dei cani. Dopo la morte dei genitori, è lei a prendersi cura della sorellina Cipka. La sua città, la casa che tanto amava, gli amici di scuola, sono ormai un pallido ricordo; al loro posto ci sono il lavoro, il freddo, la fame, gli orrori del ghetto e della segregazione. In mano Rywka stringe l’unica cosa che è rimasta veramente sua: il suo diario, l’unica illusione di speranza e di salvezza da un nemico che, semplicemente, vuole che il suo popolo smetta di esistere. In queste commoventi pagine prende vita il ritratto di una bambina costretta ad affrontare l’impossibile compito di diventare donna in un mondo dominato dalla violenza e dall’ingiustizia. Ma Rywka deve resistere. Per sé stessa, per la sua famiglia, per le tante persone che, a rischio della loro stessa vita, ogni giorno le offrono aiuto. E l’unico modo per resistere è non smettere di sognare: la libertà per sé e per Cipka, una casa, un piccolo studio avvolto dall’ombra della sera, una penna, qualche foglio bianco per coltivare la sua più grande passione, la scrittura.
Sogni che le danno la forza, nonostante la sofferenza che la circonda, di emozionarsi per il ritorno della primavera, per la lettura di un libro, per il calore di un sorriso che arriva inaspettato.
Nota
Di Rywka Lipszyc sappiamo che nacque il 15 settembre del 1929. Visse nel ghetto di Lodz, e probabilmente fu poi trasferita ad Auschwitz. Dopo anni di stenti e sofferenze fu liberata nel 1945. Nulla si sa di ciò che le accadde dopo, se non che è sopravvissuta – forse solo per pochi mesi – alla guerra.
 
CURIOSITA’
Nel 1945 Zinaida Berezovskaya, medico militare al seguito dell’Armata Rossa, trova il diario di Rywka Lipszyc tra le rovine dei crematori di Auschwitz-Birkenau.Insieme al suo diario intorno alle rovine del forno crematoio III vennero trovati altri 7 diari scritti da deportati nei campi e nascosti per non farli distruggere dai tedeschi. Lo porta a casa con sé, in Siberia, e lo custodisce fino alla morte, nel 1983. Nel 1995 Anastasia, nipote di Zinaida, ritrova il diario tra gli oggetti di famiglia in occasione di una visita alla madre, lo legge e ne intuisce lo straordinario valore. Decide di portarlo a San Francisco, dove è emigrata nel 1991. Negli anni seguenti si mette in cerca dell’istituzione più adatta cui consegnare questa straordinaria testimonianza. Judy Janec allora intraprende un viaggio alla ricerca di Rywka,facendo lo stesso percorso della ragazza,ma senza trovare risultati.
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Rywka ripete spesso,in questo libro,che è sbagliato scrivere di getto perchè si ci lascia prendere dall’emozione distogliendo l’attenzione dall’obiettivo,che per lei era raccontare la sua vita. In questo caso io mi farò pervadere dalle emozioni che mi ha suscitato questo libro perchè è una testimonianza preziosissima.
Rywka in questo suo diario mostra una maturità che io a 20 non credo di avere,lei ha solo 14 anni,orfana prima del  padre,a cui era molto legata,e dopo un anno morì anche la madre lasciandola da solo con 4 fratelli. Durante una retata di bambini,due dei suoi fratelli sono stati deportatiti e spesso ci troveremo a leggere il dolore e il senso di colpa che la attanaglia,si sentiva loro madre e un pezzo del suo cuore le è stato rubato barbaramente. Quando rimane solo lei e sua sorella Cipka (mentre leggevo mi veniva di chiamarla cipria) si ritrovano a casa della zia e fin qui Rywka è tranquilla,ma alla morte della zia,a causa della fame, la vita diventa sempre più difficile,non vuole obbedire e non si sente capita da nessuno. Ha solo 14 anni,ma ha un grandissima fede in Dio,e io da atea convinta ammiro questa sua grandissima fede. Parla spesso di Dio,di come stia cercando di arrivare a lui studiando la Torah,che lei chiama Madre Torah e Padre Dio. Partecipa a circoli di lettura dove studiano la Torah e cui lei tiene tantissimo perchè è il suo unico svago e durante una di queste letture conosce Surcia. Surcia è una sorta di accompagnatrice di viaggio per Rywka,le racconta tutto e le fa leggere il suo diario,si confrontano spesso e Rywka la adora,quando si leggono alcuni passi sembra quasi che si sia presa una cotta per lei,ne parla come se ne fosse innamorata. Rywka è una ragazzina di solo 14 anni che mi ha trasmesso tantissimo,mi ha fatto capire quanto la vita sia importante e che molte cose noi le diamo per scontato,come avere una padre e una madre,avere un fratello,per noi è tutto scontato per lei avere anche solo sua sorella è un grande dono di Dio.Consiglio di leggere questo libro non solo a chi,come me,ama leggere del periodo nazista dal punto di vista degli ebrei,ma a TUTTI perchè ti da davvero una forza immane di affrontare la vita,perchè in confronto alla sua la nostra è una vita semplice! Se vi approcciate a leggere questo libro dovete sapere che troverete qualche difficolta a causa dei nomi polacchi,ma è una difficoltà facilmente passabile.La cosa che mi sono chiesta anche io leggendo il titolo è “Ma cosa centrano i fiori con un diario?”
Vi lascio il passo da cui è stato preso questo nome e già da questo capirete la maturità di questa ragazza.
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“Cara Surcia,
a volte penso che la vita sia una strada buia. Su questa strada crescono dei fiori delica. Sono fiori sofferenti,che non riescono a respirare per colpa dei rovi.Certe volte i rovi sono talmente invidiosi della loro bellezza da ferirli ancora di più.Ai fiori non resta altra scelta che diventare a loro volta dei rovi o camminare in silenzio in mezzo alle spine. Non sempre ci riescono,ma quando accade si tratta di un vero e proprio miracolo […]. Penso anche che la vita sia difficile e bellissima e che ciascuno debba imparare a viverla a proprio modo. Ammiro le persone hanno avuto una vita dura,che hanno conosciuto la sofferenza,ma non si sono mai arrese.”
“Mi ripetono di “camminare a testa alta”, ma la vita mi costringe ad abbassarla, ed è difficile essere ottimista…le difficoltà vanno a braccetto con la tristezza. Solo ora capisco quanto ho riflettuto sulla vita negli ultimi tempi. Ogni volta che pronuncio la parola “vita” mi sembra di essere al cospetto di un’entità enorme e potentissima. Ma quanto valgono le parole? Esprimono così poco.”
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