“La madonna col cappotto di pelliccia” di Sahabattin Ali- Recensione

Raif Efendi è un oscuro impiegato, un traduttore di lettere commerciali dal tedesco, una figura curva sulla scrivania di un ufficio di Ankara, solerte, silenzioso, quasi invisibile, dallo sguardo distante e un po’ enigmatico. Dalle pagine del suo diario balzerà fuori il ragazzo che a Berlino, molti anni prima, si innamorò in modo spropositato, potente, evocativo e irripetibile di un volto in un quadro, e poi della donna che uscì da quel ritratto. Un romanzo poetico e liquido che scende a scaldare la vita che avremmo potuto vivere ma abbiamo lasciato andare.

Persino il più semplice, il più sfortunato e, addirittura, il più sciocco degli uomini possiede un universo interiore meraviglioso e complesso al punto da destare stupore! Perchè non vogliamo vederlo e pensiamo che comprendere e giudicare il prossimo sia la cosa più semplice del mondo?

Raif Effendi è il classico uomo che all’apparenza potrebbe essere definito un essere insulso, vuoto, senza nessun obiettivo nella vita e che vede scorrersi la sua triste esistenza tra le dita. Un uomo che ubbidisce, pronto a prendersi gli scherni dei colleghi senza fiatare, un essere senza opinione. Semplicemente un uomo inutile, se non per la sua conoscenza delle lingue.
Ma la storia, la sua vita Raif l’ha vissuta, ha vissuto attimo così intensi in grado di strappargli l’anima e renderlo, quasi, un automa. Definirei Raif un uomo anaffettivo o semplicemente affetto da alessitimia (l’incapacità di provare dei sentimenti), ma prima di tutto questo Raif era un uomo, un uomo completo.

Questo romanzo, datato 1943, è stato scritto da Ali Sabahattin autore turco che all’epoca non destò molto scalpore perchè esso veniva visto come un sovversivo, tanto da essere stato in carcere diverse volte. Negli ultimi anni ha destato molto scalpore ed è ritornato alla ribalta e agli onor di letteratura, e direi anche, conclamazioni degne!
Il perno principale dell’intera vicenda è un taccuino in cui Raif Effendi narra la sua intensa storia d’amore unilaterale con una donna in Germania, donna che poi perse perchè si sa che la vita ci deve mettere sempre il suo e non tutto può essere perfetto.

Lei non riesce ancora ad accettare che la vita è fatta di solitudine? Tutti gli incontri e i legami sono una mera illusione. Le persone possono conoscersi fino ad un certo punto, possono costruirsi degli alibi, ma poi, un bel giorno, si rendono conto degli errori commessi e, in preda alla disperazione lasciano tutto e scappano.

L‘amore e l’amicizia verso questa donna, affetto reciproco, ma molto complicato, fa si che Raif dedichi molti dei suoi pensieri alla solitudine e alla perdita.
Infatti,direi che, il tema principale all’interno di questo racconto (che si dice essere autobiografico) è la solitudine e come essa, spesso, prende il sopravvento nella nostra vita, come essa controlli i nostri movimenti,azioni e pensieri e la perdita e le sue intense sfumature.
La loro storia d’amore, amore non fisico ma prettamente mentale, non è una storia facile e non sarò io a raccontarvela, perchè Ali Sabahattin riesce a farlo meglio, come tutti i rapporti ha degli alti e dei bassi, momenti di sconforto e momenti di euforia. In questo contesto, costellato da continui cambi di umore da parte dell’uomo o dell’altra, l’autore ci porta a riflettere anche sulla dipendenza.
Quando incontriamo una persona e con quella si crea subito un legame affettivo e mentale, nel nostro cervello scatta una molla, quel qualcosa che ci spinge a cercare,a chiamare, a chiedere di quella persona, a cercarla negli angoli più bui della città e della nostra mente. Raif, infatti, sviluppa una specie di dipendenza da Maria e insieme a Raif vedremo cosa provoca questa dipendenza e l’effetto collaterale che segnerà poi il resto della sua vita, con un finale non scontato, forse un pelino forzato, ma di grande effetto.
In conclusione il romanzo mi è piaciuto tantissimo, ma proprio tanto, mi ha lasciato qualcosa dentro che non so spiegare e durante la lettura l’autore è riuscito a trasmettermi quel senso di angoscia con cui Raif ha vissuto la sua breve,ma intensa vita.

 

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