La donna scomparsa di Sarah Blaedel- Recensione

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È una notte buia e piovosa, in Inghilterra. Al limitare di un bosco, a pochi passi dall’aperta campagna, c’è una casa con una finestra illuminata. All’interno, la sagoma di una donna, in controluce. A completare il quadro, si aggiungono il marito e la figlia adolescente. Da fuori, un uomo osserva la scena con un fucile da caccia in mano; riesce a immaginarsi il profumo della cucina, il calore familiare della stanza, le conversazioni di fine giornata. Fa un respiro profondo, preme il grilletto e colpisce la donna in piena fronte. Lei si accascia sul pavimento. Lui scappa.
In Danimarca, la detective Louise Rick e il collega Eik hanno deciso di andare a vivere insieme ma lui sparisce nel nulla. Nel giro di pochi giorni, Louise riceve una telefonata: Eik è stato arrestato per disturbo della quiete pubblica e intralcio alle indagini. Si trovava in Inghilterra, sul luogo del delitto della donna inglese, Sophie Parker, il cui nome figurava da molto tempo nella lista delle persone scomparse. La sua sparizione era stata denunciata diciotto anni prima proprio da Eik: era la sua fidanzata. Cosa sta succedendo? Sconvolta e terrorizzata dal coinvolgimento di Eik nel caso, Louise deve mettere a tacere il suo tumulto interiore se vuole trovare il killer di quella che si rivelerà la sua indagine più controversa…
Dopo Le bambine dimenticate e La foresta assassina, la detective Louise Rick torna su un caso delicato ad alto tasso di suspense.

Si è addormentato in dieci secondi. Ha chiuso gli occhi, mentre lasciava cadere la testa in avanti. Sono uscita dalla casetta, disperata, mentre non vedevo persone, ma soltanto ombre. La prima che ho incrociato è stata quella di Avy: “È andato”, gli ho detto meccanica. “Adesso è libero”, mi ha risposto.

-Valeria Imbrogno

Ho voluto iniziare così la recensione, con un passo del racconto della fidanzata del famoso Dj Fabo ed il suo caso di morte assistita, ribaltato agli onori della cronaca perché ancora in Italia, e in tanti paesi europei, la morte assistita è vista come un aiuto al suicidio e quindi perseguibile penalmente.

Ho voluto iniziare così proprio perchè il tema centrale del romanzo, che vi ho illustrato prima, è il suicidio assistito e la possibilità per un paziente in fase terminale di decidere se e quando, con chi e come, morire in dignità.
Il tema è scottante, in questa Italia profondamente cattolica si vede il suicidio assistito come un “andare contro la volontà di dio”, tema altresì trattato nel romanzo, in quanto la vittima di cui seguiremo le tracce era sposata con un funzionario religioso protestante, molto contrario a questa pratica. Mentre la volontà del paziente non viene presa in considerazione per il famoso detto “Finché c’è vita c’è speranza”, ma è veramente così?

Nel 2017 tutti i mass media italiani, trasmissioni di confronto e la politica stessa si sono visti piombare addosso un processo alquanto ridicolo (dal mio punto di vista), quello dello stato contro Marco Cappato, colui che ha portato Dj Fabo in Svizzera per avvalersi della sua volontà di morire, quando in Italia si è visto chiudere tutte le porte. Tantissimi i servizi fatti da giornalisti e non, sulla validità di questo metodo, ma soprattutto sull’eticità! Ecco allora io mi chiedo quale vita dignitosa può vivere una persona che mentalmente c’è, ha pensieri, pulsioni, voglie come una persona “normale”, ma che non vede, sente a stento, non può alzasi dal letto e la sua vita è immersa in un buio totale. Questo è il diritto alla vita che tanto decantano? E se esiste il diritto alla vita, perchè non c’è il diritto alla morte?

Dopo aver fatto questa lunga, ma doverosa (almeno a mio parere) introduzione su quello che è il tema principale del romanzo, passiamo al racconto stesso.

Ritorna alla ribalta e alle sue indagini la nostra detective Louise Rick, che abbiamo avuto modo di conoscere dalle precedenti pubblicazioni che vi lascio dopo. Questa volta l’indagine la colpisce molto da vicino, in quanto nel caso è implicato il suo collega, nonché attuale convivente, Eik. Quando esso scompare nel nulla, lasciando il cane in balia del freddo, in Loiuse scatta un allarme rosso e farà di tutto per trovarlo, ma il gomitolo è molto più ingarbugliato e trovare l’inizio della matassa per sciogliere il tutto è un lavoro arduo e meticoloso, il lavoro perfetto per Louise!

Il romanzo, come i precedenti, è un concentrato di adrenalina. Ti mette in circolo quella voglia di leggere, di sapere, di scavare in un passato non tuo. La scrittura ti fa immedesimare completamente in Louise, ti farà provare la rabbia, la delusione e anche il sollievo quando tutto andrà bene. Il ritmo è molto incalzante, come ho detto prima, il tutto è veramente adrenalinico fino alla fine, fino alla risoluzione del caso. Tutti abbiamo uno scheletro nell’armadio, ma ogni tanto questi armadi si aprono e vengono fuori. Non puoi controllare ciò che uscirà e ciò che invece rimarrà dentro, ti basterà prendere in mano la situazione per risolverla più velocemente e indolore possibile!

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