Blog Tour- Cuore Sordo di Barbara Ghinelli- Analisi antropologica

Ciao Lettore,
oggi sul blog trovi un post un pò particolare e diverso dal solito. Esco dalla mia confort zone per addentrarmi in qualcosa di nuovo.
Infatti è una delle rare volte a cui partecipo ad un blog tour. Cosa è un blog tour?
Un gruppo di blogger si mettono insieme per “pubblicizzare” un romanzo, spesso avviene con i titoli in lancio, in questo caso, invece, si tratta di un’emergente.
Ho avuto modo di conoscere Barbara tramite un gruppo facebook (Thriller storici e dintorni) e mi hanno contatta per partecipare a questa piccola iniziativa.
Ma bando alle chiacchiere e iniziamo.
Io ho scelto la tappa antropologica e quindi insieme andremo ad analizzare la parte più tecnica del romanzo, quella che si occupa delle analisi del corpo,delle autopsie e del riconoscimento del cadavere.
A tal proposito ringrazio vivamente l’autrice perchè,grazie alle mie domande e alle sue pronte risposte, ho potuto analizzare questo aspetto, che personalmente mi affascina molto.
Ho deciso,inoltre, di dare al post una conformazione “Tipo intervista” così da fare tesoro delle risposte dell’autrice e anche per te che leggi è più facile trovare risposta alle tue domande

0.PRESENZATIONE

Ciao a tutti,
sono Barbara e, prima di raccontarvi in breve qualcosa di me, vorrei cominciare con una domanda: avete mai visto la serie tv Bones, o comunque sapete di cosa parla? Ecco, quello di Temperance Brennan è in parte il lavoro che svolge la mia Lucia Costa in Cuore sordo: si tratta della figura dell’antropologo forense.
Certo, c’è da dire che le serie tv esagerano sempre: non si può certo arrivare a capire, a partire da un osso minuscolo come può esserlo la falange di un piede, sesso, età, professione, modalità di morte della persona in questione. Ricordo ancora, infatti, a questo proposito che quando iniziai a frequentare anni fa il corso in antropologia forense e, in seguito il master di archeologia e antropologia, alla primissima lezione ci dissero che la vita vera di un antropologo non era affatto paragonabile a quella che vediamo comunemente alla televisione.
Amo moltissimo questo filone della biologia, questo è il motivo per cui in Cuore sordo ho inserito questa esperienza, affidandola alla testa e alle sapienti mani di Lucia Costa. A proposito, in futuro sentirete ancora parlare di lei!

Barbara 

 

1.CHI E’ L’ANTROPOLOGO?

Esistono diverse categorie di antropologi:

  • L’antropologo culturale è lo studioso che analizza e compara usi, costumi, tradizioni di tutte le popolazioni;
  • L’antropologo archeologico è colui che studia i resti umani e i manufatti di culture antiche rinvenuti in siti archeologici. Ricostruisce quindi vita e abitudini di popolazioni storiche o addirittura preistoriche e per fare questo si baserà sui dati provenienti dalle ossa ritrovate, ma anche dagli studi stratigrafici del terreno del sito archeologico.
  • L’antropologo fisico (o biologico), colui che tratta gli aspetti fisici dell’uomo, spaziando dal codice genetico alla morfologia delle ossa o il colore della cute, sia sui viventi che sui resti ossei. La branca dell’antropologia fisica viene suddivisa in altre sottocategorie, tra cui figura quella dell’antropologo forense (la Lucia Costa di Cuore sordo, appunto).

2.COSA E’ L’ANTROPOLOGIA FORENSE DI CUI SI OCCUPA LA NOSTRA LUCIA COSTA?

L’antropologia forense non è altro che l’applicazione dell’antropologia fisica a casi moderni, per rispondere a specifici quesiti posti dall’Autorità Giudiziaria. Quindi l’antropologo forense è colui che applica tecniche scientifiche standard al fine di identificare resti umani e di assistere nello studio del crimine. Lavora quindi spesso insieme a investigatori degli omicidi per scoprire interventi da parte di terzi nella morte dell’individuo (quindi un ipotetico assassino) e determinare l’epoca e la causa della morte. Assiste anche nella localizzazione e nel recupero di resti umani sulla scena del crimine, durante quindi quello che viene comunemente chiamato sopralluogo. Studia anche cadaveri carbonizzati, scheletri interrati, in qual caso per recuperare i resti a volte può essere necessario applicare tecniche di archeologia forense, che è appunto un ramo dell’antropologia forense.
Altri settori in cui la figura dell’antropologo forense si rende indispensabile sono i seguenti:

  • Costruzione del profilo biologico
  • Identificazione personale mediante il confronto della morfologia ossea della vittima con radiografie della persona in vita
  • Studio della lesività rilevabile sul tessuto osseo (lesività contusiva, da taglio, da colpo d’arma da fuoco o segni di strumenti)
  • Recupero e identificazioni di vittime di disastri di massa o di crimini di guerra.

3.IN CHE MODO UN ANALISI DELLE OSSA PUO’ RIVELARCI L’IDENTITA’ DELLA PERSONA A CUI APPARTENGONO?

L’antropologo forense analizza il materiale osseo in laboratorio e lavora per stabilire sesso, età, razza, statura, stato dentario, patologie, eventuale ricostruzione facciale e caratteristiche individuali della persona cui apparteneva lo scheletro in vita. Ne costruisce quindi un profilo biologico.
Per quanto riguarda la diagnosi di sesso, i criteri di diagnosi macroscopica di sesso si fondano su quella che è la conformazione di specifici distretti. Tra i più significativi ci sono il cranio e il bacino (con il secondo più affidabile del primo); proprio per questo motivo è possibile applicarli soltanto sui soggetti adulti, che hanno terminato l’accrescimento osseo, mentre è impossibile nel bambino in quanto non sono ancora presenti quei caratteri che trovano la loro completa estrinsecazione solo ad accrescimento compiuto.
Ci sono due approcci:

  • quello MOLFOLOGICO (studio della forma e della conformazione delle ossa, se sono robuste o meno, altre particolarità come ad esempio l’angolo che viene a formarsi inferiormente alla sinfisi pubica è a forma di U rovesciata nella donna e a forma di V rovesciata e quindi più stretto nell’uomo);
  • quello METRICO (misurazioni).

4.IN CHE MODO L’ANTROPOLOGO DETERMINA L’ETA’ DEI RESTI OSSEI?

Per la diagnosi d’età, invece, accade l’opposto: nel senso che è più facile determinare l’età a partire dalle ossa di un bambino piuttosto che di un adulto, perché le metodiche di solito adoperate offrono per questi ultimi margini di errore assai ampi, valutabili in intervalli di tempo di almeno 10-15 anni (come dice Lucia Costa a Katy dopo aver studiato le ossa della prima vittima, elencando anche le metodiche che lei ha utilizzato per determinarne il range di età: metodo di Lamandin sul dente e il metodo di Suchey-Brooks sulla sinfisi pubica. Ce ne sono comunque altre, ma nessuna può fornire un dato esatto).
Nel bambino invece la valutazione dell’età si basa su alcuni criteri, tra cui lo stato dentario e la dentizione (decidua o permanente) e la lunghezza della diafisi delle ossa lunghe non ancora fuse alle rispettive epifisi.

5.ESSO PUO’ ANCHE “LEGGERE” NEL CORPO DELLE LESIONI PASSATE?

Certo, l’antropologo deve focalizzare l’attenzione anche su quelli che sono segni osteologici che narrano il trascorso di una persona; entra qui in gioco la paleopatologia, che è come detto prima lo studio delle patologie e malattie e dei segni che queste lasciano sulle ossa di una persona. Raramente ormai capita di vedere patologie congenite rilevanti, come il nanismo, la schisi palatale, la spina bifida e altre patologie rare che, se presenti, possono essere estremamente utili nello studio delle ossa di tale persona.
Molte malattie (degenerative come l’artrosi, metaboliche e neoplastiche, malattie infettive) lasciano il segno, molto frequenti sono le fratture (e quindi calli ossei più o meno recenti) e le protesi. Come accade in Cuore sordo.

6.IL DNA PUO’ ESSERE ESTRATTO ANCHE DAI TESSUTI OSSEI RIMASTI?

Il DNA si trova in tutte le cellule provviste di nucleo, quindi anche negli osteoblasti, osteociti e osteoclasti che si trovano nel tessuto osseo.
In alcuni casi però il DNA potrebbe essere deteriorato.
Ci sono dei distretti che sono da considerare unici o specifici per ciascun essere umano e quindi utili per giungere a una identità: i seni frontali.
Il loro contorno è talmente peculiare da renderlo diverso anche in gemelli omozigoti (proprio come un’impronta digitale).
Questo esempio è stato citato in Cuore sordo. Lucia Costa si è basata proprio sui seni frontali per giungere a una certezza di identità.

7.SPESSO, IN SERIE TV,FILM, LIBRI SENTIAMO PARLARE DI DENTI E QUANTO ESSI SIANO IMPORTANTI PER IL RICONOSCIMENTO, MA PERCHE’?

I denti sono estremamente resistenti alla decomposizione, ai danni prodotti dal tempo, al calore e quindi sono di fondamentale importanza ai fini identificativi nei casi in cui i tessuti molli per vari motivi siano alterati. Inoltre la dentatura presenta molteplici possibili varianti di forma, dimensione e posizione di ciascun elemento, questo diminuisce quindi la possibilità che due dentizioni siano uguali.
L’identificazione odontologica si basa sul confronto tra rilevazioni post-mortali (informazioni ricavate dai denti e riassunte in una scheda durante l’esame cadaverico) e dati ante-mortem relativi alla situazione dentaria di un soggetto scomparso.
Tra i caratteri messi a confronto, come malformazioni, anomalie, alterazioni patologiche e traumatiche, le particolarità terapeutiche (avulsioni, otturazioni e protesi) sono considerate le più importanti al fine di un’identificazione individuale.
Bisogna anche prendere in considerazione però il fatto che le migliori condizioni di salute orale fanno progressivamente diminuire gli interventi odontoiatrici, soprattutto in soggetti giovani, e rendono quindi necessari confronti basati su caratteristiche morfologiche.
I denti sono importanti anche per quanto riguarda la diagnosi di età nei bambini e nei subadulti.

8.QUANTO TEMPO IMPIEGA UN CORPO A DETERIORASI?

Il tempo di scheletrizzazione (ovvero la perdita dei tessuti molli, in modo che rimangano solo le ossa) è estremamente variabile e può dipendere da numerosi fattori intrinseci (peso, muscolatura, stato di salute in vita) ed estrinseci (come la stagione e quindi la temperatura e la ventilazione, gli indumenti, la presenza di mosche o di altra micro e macrofauna e così via).
In superficie e per l’adulto la scheletrizzazione può avvenire in un arco di tempo che va dai due mesi del periodo estivo, agli otto-dieci mesi invernali. Nel caso di resti inumati (nascosti sottoterra) solitamente avviene tra i due e i cinque anni. Tuttavia le variabili che la influenzano sono così tante che i tempi possono subire variazioni anche considerevoli

9.QUINDI L’AMBIENTE ESTERNO E’ IMPORTANTE AL FINE DELLA DECOMPOSIZIONE DI UN CORPO?

Per la determinazione precisa dell’intervallo di tempo intercorso tra la morte e il rinvenimento del cadavere o dei resti (PMI) è di fondamentale importanza avvalersi di fattori estrinseci (esterni) allo scheletro, come ad esempio: intervento da parte di roditori, cani o gatti (soprattutto all’aperto) che determina la scomparsa o l’alterazione di tessuti molli (spesso si possono trovare tracce lasciate dai denti dell’animale sulle ossa); intervento degli insetti (entomologia forense), come mosche, che sono capaci di modificare i tessuti molli al punto di esporre lo scheletro anche in tempi brevi, in quanto le loro larve si cibano dei tessuti molli; eventuali radici che si possano trovare in prossimità di uno scheletro inumato aiutano a datarne i resti (botanica forense).
Quest’ultimo caso, ad esempio, è ciò di cui si è servita l’antropologa Lucia Costa in Cuore sordo per risalire al tempo in cui la vittima era rimasta sottoterra.

10.MA QUINDI LE OSSA IMPIEGANO PIU’ TEMPO RISPETTO AL CORPO PER DECOMPORISI?

Per quanto riguarda le ossa, invece, dopo che i tessuti molli sono scomparsi anche loro possono subire delle modificazioni dettate non soltanto dall’epoca della morte, ma anche dall’ambiente in cui si trova. L’osso a seguito di una lunga permanenza nell’ambiente porterà i segni degli “insulti” cui viene sottoposto.
E qui entra in gioco la tafonomia (studio del destino post-mortale dei resti umani).

11.L’ARGOMENTO MI AFFASCINA MOLTO QUINDI TI CHIEDO: VERSO QUALI STUDI INDIRIZZARSI PER CAPIRE APPIENO L’ARGOMENTO?

Per quanto mi riguarda, dopo la laurea in scienze biologiche ho frequentato un corso di antropologia all’Istituto di Medicina Legale di Milano e successivamente un master della durata di un anno in archeologia e antropologia forense. Per questo master ho vissuto a Bologna (l’Università di Bologna si occupava della formazione degli allievi del master sull’antropologia fisica), a Pisa (per la parte dedicata alla paleopatologia, ovvero lo studio delle malattie del passato che lasciano segni sulle ossa), a Benabbio in Toscana (per la parte pratica relativa all’archeologia) e a Milano (sempre all’Istituto di Medicina Legale, per la parte relativa all’antropologia forense).Questo è il mio percorso, ma chiaramente ce ne sono anche altri.

12.PER CONCLUDERE,VISTO CHE PARLIAMO DI LIBRI, HAI QUALCHE TESTO CHE VUOI CONSIGLIARCI?

Si certo, vi consiglio i seguenti testi che potete consultare qual’ora aveste dei dubbi in materia:
Per quanto riguarda i ROMANZI:

  • Morti senza nome di Cristina Cattaneo
  •  Turno di notte di Cristina Cattaneo
  • Crimini e farfalle di Cristina Cattaneo e Monica Maldarella

PER I TESTI DI STUDIO:

  • Antropologia e odontologia forense. Guida allo studio dei resti umani (testo atlante). Monduzzi editore. (C. Cattaneo e M. Grandi).
  • Scienze forensi (teoria e prassi dell’investigazione scientifica). Edizioni UTET (massimo picozzi

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