L’eredità di Fabrizio De Andrè

 

 

 

 

 

di Diletta Alaimo

 

 

Risultati immagini per Fabrizio De AndrèCari lettori,dopo qualche settimana di assenza (forzata), eccomi qui con tante idee e parole disperse qua e là, tante e disordinate.

Oggi non scriverò recensioni,non mi occuperò di attualità ma non perché voglia ignorare ciò che succede nel mondo ma perché ho pensato che sarebbe giusto dedicare un piccolo spazio,all’interno del blog,ad un artista tanto amato (ma anche odiato) un po’ da tutti: Fabrizio De Andrè.

Inutile specificare che è uno dei miei cantautori preferiti che,mediamente,ascolto una ventina di volte al giorno  ed anche inutile sottolineare il fatto che tutti i temi da lui trattati (emarginati,drogati,prostitute,mariti cornuti, bocche di rose..) mi stanno tutti molto,molto a cuore.

 

La scoperta

Avvicinarsi a Faber non è facile,soprattutto quando gli unici testi che si conoscono sono quelli passati alla radio o,al massimo,quelli ascoltati dalle amiche ma ci fu un momento,nella mia vita,in cui mi sentivo insoddisfatta (non solo musicalmente ma questi sono dettagli) ed avevo bisogno di altro. Iniziai ad interessarmi degli “ultimi”,dei meno fortunati ma anche questo non mi bastava.

Conobbi Fabrizio De Andrè grazie al mio docente (concetto diverso da quello di professore) di storia e filosofia che,un bel giorno,entrò in classe con un CD ed uno stereo esclamando: “Oggi facciamo filosofia a modo mio!”. Nutrendo parecchia stima nei confronti di quest’uomo,mi affidai completamente a lui e mise su “Via del Campo”, seguita da “Città Vecchia” ed infine “La Canzone di Marinella”. Quando finimmo di ascoltare queste poesie,la mia reazione fu un pianto a dirotto e la promessa che,da quel momento in poi,non avrei più abbandonato colui che aveva dato voce ai miei pensieri,ai miei dubbi,al mio bisogno di aiutare gli altri.

Da allora inizia a cercare,ricercare,leggere,scoprire e mi fermai soltanto quando giunse la sua morte e nessuno più fu in grado di comporre determinati testi. Sì,successivamente, mi accorsi dell’esistenza di Lucio Dalla, Battiato, De Gregori,Guccini ma nessuno,dal mio punto di vista,riusciva ad eguagliare il mio Faber.

 

Chi era Fabrizio De Andrè?

Non basterebbe una pagina e forse neanche due o tre per descrivere la sua vita e la sua musica e non voglio neanche star qui a parlare della sua nascita,della sua morte (mi odierebbe) quindi,per chi non lo conoscesse,mi limito a dare qualche informazione generale iniziando col dire che era straordinario. Nonostante la sua esistenza discutibile,la sua anarchia,il suo essere così burbero,scontroso anche verso la moglie ed i figli (avuti da due relazioni diverse),Faber riusciva a mettere nero su bianco il suo dolore e quello degli altri; metteva in evidenza ed in anni “particolari” la vita di chi non veniva neanche considerato un essere umano ma sapeva essere anche un romantico,concetto che,ovviamente,accoppiava al dolore ed alla morte.

Ecco,questo era Fabrizio che ci è stato portato via troppo presto in modo atroce ma che continua a vivere in chiunque riesca ad ascoltare la sua voce,le sue parole, la sua chitarra ed oggi vorrei parlarvi di uno dei suoi testi più belli: la canzone di Marinella.

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La canzone di Marinella

Questa di Marinella è la storia vera

che scivolò nel fiume a primavera

ma il vento che la vide così bella

dal fiume la portò sopra a una stella.

Sola e senza il ricordo di un dolore

vivevi senza il sogno d’un amore

ma un re senza corona e senza scorta

bussò tre volte un giorno alla tua porta.

Bianco come la luna il suo cappello

come l’amore rosso il suo mantello

tu lo seguisti senza una ragione

come un ragazzo segue un’aquilone.

E c’era il sole e avevi gli occhi belli

lui ti baciò le labbra ed i capelli

c’era la luna e avevi gli occhi stanchi

lui pose le sue mani sui tuoi fianchi.

Furono baci e furono sorrisi

poi furono soltanto i fiordalisi

che videro con gli occhi nelle stelle

fremere al vento e ai baci la tua pelle.

Dicono poi che mentre ritornavi

nel fiume chissà come scivolavi

e lui che non ti volle creder morta

bussò cent’anni ancora alla tua porta.

Questa è la tua canzone Marinella

che sei volata in cielo su una stella

e come tutte le più belle cose

vivesti solo un giorno, come le rose

e come tutte le più belle cose

vivesti solo un giorno come le rose.

Credo che esprimere un’opinione, un commento o qualunque altro cosa su questa canzone,sia abbastanza riduttivo ma,nel mio piccolo,cercherò di farlo.

Questo testo fu composto nel 1968 e prende spunto da un fatto realmente accaduto,come molti del nostro cantautore. Marinella fu vittima di un destino crudele che la vide morire,scivolando in un fiume,dopo aver conosciuto l’amore,dopo aver incontrato l’uomo che tanto amava.

I protagonisti di questa canzone non sono soltanto Marinella ed il suo innamorato(di cui non conosciamo il nome)ma vi è un terzo elemento rappresentato dalla gente che parla dell’amore fra i due giovani e dalla fine di questa storia,troncata sul nascere. In realtà,dando una lettura più attenta,anche la Natura,in tutte le sue manifestazioni,può essere considerata parte integrante del racconto e che alla fine,nel senso più leopardiano che possa esistere,non si rivela benigna ma matrigna perché ha ingannato Marinella facendole conoscere l’amore senza,però,darle la possibilità di viverlo in pieno.

Concetto fondamentale al centro del testo è il contrasto tra l’amore e la morte,elementi che sembrano quasi convivere in tutte le storie d’amore e proprio da questo contrasto si evince,chiaramente,il carattere effimero dell’esistenza umana anche se,nel caso specifico,l’idea della morte ci aiuta a ricordare l’imprevedibilità della vita e l’invito a condurre un’esistenza quanto più piena possibile.

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Un paragone,a parer mio,che salta subito all’occhio è quello che Faber attua tra la rosa e la giovane: quest’ultima è bella e,allo stesso tempo,fragile proprio come quel fiore. Quindi la rosa,oltre ad essere il simbolo dell’amore,rappresenta anche la bellezza e la felicità che, in quanto fragili, hanno la capacità di durare poco e svanire,esattamente come Marinella.

 

Non credo occorra aggiungere altro anche se,in realtà,tutto questo mi sembra abbastanza misero ma,per ovvie ragioni,non ho potuto dilungarmi troppo.

A volte,immagino di intervistare personaggi del passato come l’altro mio grande idolo,Oriana Fallaci ma anche Marilyn Monroe,Jim Morrison e tanti,tanti altri ed a volte penso di iniziare l’intervista con Faber dicendo: “Grazie!”; sì,è questo ciò che vorrei dirgli.

Grazie Fabrizio per quello che ci ha lasciato;grazie per essere riuscito a coniugare poesia e musica;grazie per aver fatto emergere gli ultimi ed aver dato loro voce;grazie perché riusci a far riflettere tutti noi.

Grazie perché,attraverso le tue canzoni,tu continui a vivere.

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