La famiglia Aubrey di Rebecca West- Recensione

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Gli Aubrey sono una famiglia fuori dal comune: una famiglia di artisti. Poveri ma molto uniti, fanno fronte alle difficoltà quotidiane con grande spirito. Si spostano in continuazione a seconda dell’impiego del padre, Piers: giornalista e scrittore molto stimato, vive in un mondo tutto suo, ha un problema con la gestione del denaro e un debole per il gioco d’azzardo. È la madre Clare a tenere le fila: pianista dotatissima, ha rinunciato alla carriera per i figli; logorata ma mai abbattuta, ha trasmesso la sua passione per la musica anche a loro. Le due gemelle Mary e Rose sono due talenti precoci, votate al pianoforte, sveglie e disincantate. Il fratellino minore, Richard, è adorato e coccolato da tutti; e infine c’è Cordelia, la figlia maggiore: molto bella e naturalmente non priva di velleità artistiche, non è dotata come le sorelle ma è troppo ottusa per accorgersene. In questo primo romanzo, che copre un arco di dieci anni a cavallo tra Ottocento e Novecento, fra vicende più o meno importanti i figli cominciano a prendere ognuno la propria strada e così anche i genitori.

 

 

 

 

 

 

Rebecca West, pseudonimo di Cicily Fairfield Andrews, è stata una femminista, non poteva essere altrimenti. Lo stampo femminista in questo romanzo c’è e si sente, a partire dalle protagoniste: le donne della famiglia Aubrey. Questa famiglia composta da Mary e Rose, due gemelle che hanno eredito dalla mamma il talento verso la musica, Cordelia,anch’essa si dedica al violino come se fosse un dio, ma con scarsi risultati. Questo non la fermerà, anzi diventa ancora più intraprendete e soprattutto ambiziosa dell’intera famiglia e poi, infine,ma non per importanza abbiamo il piccolo Richard Quin, il piccolo ometto di casa che prende il nome dallo zio defunto. A fare da capo a questa famiglia c’è il padre, che veste i panni della figura che “si fa attendere” e poi la madre Clare,che fa da sfondo al tutto caratterizzata dalla stima e lealtà verso la sua famiglia in maniera incondizionata,pronta a prendersi le sue responsabilità e sopratutto pronta a smuovere la situazione li quando il marito non lo fa.
Sostanzialmente questo romanzo potremmo si paragonarlo alla più famosa saga dei Cazalet,ma personalmente non posso. Questo primo,di tre,romanzi è caratterizzato dalla lentezza, consapevolmente so che i romanzi familiari non sono tutto questo gran movimento e suspense, ma forse descrive molto dettagliatamente la realtà così come da renderla un pò banale. Non mancano i battibecchi, i piccoli litigi, le invidie e speranze il tutto condito, come ogni buon romanzo che si rispetti, da lutti, illusioni e parenti nei guai. A fare da “contorno” a tutto questo abbiamo il contesto storico della Grande Guerra,che arrecherà non poche disavventure alle nostre protagonisti.
Il tratto più bello di questo romanzo,che mi ha lasciato con un alone attorno, è stato la musica. Grande ed indiscussa protagonista dell’intera storia della famiglia Aubrey,partendo dalle illusioni perdute della madre alle nuove speranze dei figli. Credo che la West riesca a scrivere di musica e sulla musica come pochi riescono a fare, descrivendo lunghi esercizi che portano al culmine di concerti da pelle d’oca, anche solo attraverso la lettura degli stessi. Tratto che ho percepito molto mio, molto personale e molto sobrio nella sua importanza.
L’aspetto che invece mi ha lasciata interdetta e un pò confusa è il ritmo. Eventi storici, eventi personali e quant’altro sono lasciati al margine, dando loro lo poco spazio, mentre le loro giornate sono scandite da orari, lezioni ed esercizi, dando un ritmo lento, a volte esasperante, alle giornate, dando importanza ad un canto di uccello, che porterà a lunghe riflessioni,piuttosto che ad una morte improvvisa. Un aspetto del romanzo che potrei definire particolare, che tinge la storia di sfumature nuove.
Un romanzo che nel suo complesso consiglio a chi, come me, ama i romanzi familiari e anche i romanzi dove la musica è la protagonista insieme alla figura di donna. Gli uomini, in questo caso, sono lasciati un pò al margine e non approfonditi,perchè penso proprio che l’autrice ha voluto dare risalto a questa figura che a quei tempi era piuttosto emblematica!

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