Anima sperduta

di Diletta Alaimo

 

 

 

 

 

“Tutto ha un inizio e tutto ha una fine! Su,alzati,è tardi!!” Questo era il modo che mia madre utilizzava per svegliarmi il primo giorno di scuola di ogni anno. Ogni benedetto anno.

Così,mi alzavo,mi preparavo ed uscivo,rimpiangendo le vacanze appena concluse e pensando a quel terribile posto chiamato SCUOLA. Unica nota positiva: rivedere tutti i mie compagni,anche quelli più antipatici.

Durante le prime ore della giornata – che iniziavano sempre con tre preghiere rivolte a Gesù, la Madonna e l’Angioletto custode, pensavo e ripensavo a quella frase:”tutto ha un inizio e tutto ha una fine!” e mi domandavo – ho iniziato molto presto ad essere curiosa- se davvero tutto potesse iniziare e finire,finire ed iniziare. Effettivamente mia madre non aveva tutti i torti:la scuola iniziava e finiva regolarmente; i giorni passavano inevitabilmente,tutti diversi tra di loro,ma passavano; i terribili compiti di matematica iniziavano e poi finivano. Insomma,con questa semplice frase,mia madre cercò di inculcarmi l’idea della ciclicità degli eventi e della vita stessa.

 

Ci sono fatti,però, che non passano, persone che ci restano dentro,che ci restano addosso come cicatrici e che,in realtà,non passano e non passeranno mai. Se è vero che”tutto ha un inizio e tutto ha una fine”, è altrettanto vero che non tutte le storie iniziano e finiscono, non tutti gli amori sono destinati a morire ma,al contrario, continuano a vivere oltre il tempo,oltre lo spazio,anche se due persone che si sono amate tanto,alla fine,sono portate a non guardarsi più perché così è la vita,o meglio,così è l’orgoglio giovanile ma quello che non capiamo è che,ad un certo punto,l’orgoglio se ne va e restiamo noi con un pugno di mosche nelle mani e tanta infelicità unita al senso di sconfitta,di frustrazione ed un cumulo di  domande a cui più nessuno potrà rispondere. Il famoso “treno della maturità” che passa per tutti e sul quale,però,in pochi riescono a salire non è l’unico perché ne esiste un altro che trasporta la persona giusta,quella che potrebbe essere la nostra occasione di felicità ma che,se si lascia scappare, non torna più:avete mai visto un treno fare retromarcia?

 

La storia che sto per raccontarvi non è tratta da ricerche o libri letti recentemente,è una storia vera,con personaggi veri e fatti reali (o quasi) perciò,mettetevi comodi…

 

 

 

 

 

 

La nostra protagonista si chiama Sveva ed oggi ha 30 anni: a guardarla sembra timida,impacciata,insicura ma dentro nasconde una personalità talmente potente da divorare il mondo intero. L’ho conosciuta così,per caso,mentre mi recavo a Messina- in treno!- e si accorse che la osservavo perché teneva un libro tra le mani e stavo cercando di leggerne,vanamente, il titolo. Ad un certo punto,con un sorriso divertito mi disse:<<E’ un libro di Oriana Fallaci, “Lettera a un bambino mai nato”,è la terza o quarta volta che lo leggo,non ricordo…lo conosci?!>> Ora,tralasciando la mia reazione,le risposi di sì ed aggiunsi che non esiste libro della Fallaci che io non conosca. Ecco,è stata proprio lei ad unirci,Oriana,per la prima volta in tutta la mia vita,un libro mi ha portato a conoscere una persona straordinaria che mai potrò dimenticare.

Aveva una strana luce negli occhi,quasi opaca,che io conosco molto bene,come chi ha perso qualcuno e sta ancora lì a chiedersi il motivo:la luce della rassegnazione,la luce di chi ha improvvisamente imparato a vivere,da sola,abbandonata da chi sosteneva di amarla;ed era proprio quella luce a renderla splendida ma lei lo ignorava.

 

 

 

 

 

 

 

 

Iniziammo a chiacchierare del più e del meno;di chi o cosa ci portasse a Messina; se ci trovassimo bene; se avessimo degli amici; se preferissimo di più Torre Faro o viale san Martino; scoprimmo di avere molte cose in comune,troppe e lì per lì non feci molto caso. La situazione cambiò quando, sempre per quella benedetta/maledetta curiosità che mi ha sempre contraddistinto, le chiesi se fosse sposata o fidanzata,nonostante non portasse anelli “importanti”,quelli classici che buona parte delle mie coetanee indossano per urlare al mondo intero:”IO MI SPOSEROOOOOOO” ,frase alla quale risponderei volentieri:”E CHI SE NE FREEEEEGAAAAAAAAA!!!!!!” Ma comunque,bando alle ciance, mi disse di no,non era né fidanzata,né sposata,né aveva intenzione di conoscere qualcuno: era da anni,ormai,che non “riesco più a provare qualcosa nei confronti di un uomo, né a livello fisico,né a livello mentale,è come se si fosse rotto un ingranaggio,come se la persona che tanto ho  amato,si fosse presa tutto quello che avevo a disposizione,come un’aspirapolvere…”; pronunciò quella frase in maniera così convincente che,così forte,così diretta che mi stordì.

Cos’era successo a Sveva? Chi le aveva provocato tutto quel dolore,così potente al punto tale da indurla alla rassegnazione totale, a non credere più nell’amore? La risposta aveva un nome,un cognome,un volto,viveva,respirava,usciva,si divertiva,andava a ballare,giocava a calcetto;insomma,conduceva una vita normale perché non aveva ancora capito quanto le avesse potuto fare del male,quanto l’avesse fatta cambiare ma quanto,al tempo stesso,dalla debolezza derivata da quel dolore,ne fosse uscita fuori una gran donna,capace di affrontare le proprie paure,i propri fantasmi,le proprie insicurezze.

Sveva era innamorata,talmente innamorata da dare la vita se solo “Lui” l’avesse chiesto; talmente innamorata da sfidare gli amici,la sorella,i pregiudizi di un piccolo paese, le frasi:”Lascialo stare,non fa per te..”; talmente innamorata da essere persino disposta a lasciare il lavoro per quella persona perché “quando il tuo compagno non si fida di te, fai di tutto per donargli tranquillità,serenità,rinunci a tutto per la sua felicità,rinunci alla tua vita,alle tue passioni..sai,suonavo il violino ed ho smesso perché era come se togliessi del tempo a lui..adesso ho ricominciato..e sto bene…”

 

 

 

 

 

Ora,secondo voi,davanti a queste confessioni,una femminista come la sottoscritta,una sessantottina mancata (come dice la canzone di Fabrizio Moro:”Mi domando perché non sono nato nel ’50,avrei saputo cosa fare io negli anni ’70”!!!), come avrebbe potuto reagire? Urlando,chiaramente!! Invece no,sono rimasta in silenzio ad ascoltare ancora quella storia assurda fatta di bugie enormi, gente impicciona,accuse su accuse su accuse, avvenimenti riportati con dovizia di particolari senza alcun riscontro con la realtà: credetemi,una storia raccapricciante che mi sono portata dentro tutta la settimana, pensando e ripensando a quell’amore che,sì,all’inizio era grande,passionale,unico nel suo genere e che ancora continua nel cuore di Sveva senza,però,essere attuato,vissuto,consumato come tutti i grandi amori dovrebbero essere.

–  <<Che fine ha fatto “Lui”>>

  • << Recentemente, ho saputo che vive in Germania, ha una compagna e due figli…quelli che desiderava da me.. Spero solo che sia felice e che Dio lo assista perché, credimi,ne ha bisogno. >>
  • <<Lo detesti,Sveva?>>
  • <<No,cara,come potrei? A te non è mai successo di amare così tanto qualcuno che,nonostante tutto,se ti chiamasse in questo preciso istante,fermeresti il treno e lo aiuteresti senza batter ciglio? Dai,non ci credo,ha un’aria così romantica!>>
  • <<Sì,mi è capitato di amare tanto,troppo per poi non aver nulla..anzi..ma non credo che correrei né subito, né tra due ore. Non porto rancore ma non dimentico niente…>>
  • <<Ecco,il punto sta proprio lì: avere la capacità di perdonare…si comportava in quel modo ma non era consapevole di farlo…ho capito che non sei particolarmente credente ma ricordi cosa esclamò Gesù durante la crocefissione:”Padre,perdona loro perché non sanno quello che fanno…”.. ho amato,amo ed amerò sempre “Lui”,nonostante tutto,nonostante tutti..>>

Scendendo dal treno e salutando Sveva,avevo più domande che capelli in testa e ripensando a quella assurda faccenda giunsi ad una conclusione…

Possiamo essere femministe quanto vogliamo,possiamo ribellarci a qualunque tipo di sistema borghese,possiamo essere favorevoli all’aborto e vestirci come ci pare ma una cosa è certa: poche sono le persone che riescono a trovare il compagno o la compagna giusta ed amarlo davvero per tutta la vita perché poi,ad un certo punto, ci si sopporta a vicenda,è normale e fisiologico. Tanti,invece,sono coloro che si amano e si ameranno in silenzio,senza dirselo,fingendo di non aver avuto niente in comune,fingendo quasi di non conoscersi ma custodendo per sempre quell’amore che li ha resi unici,irraggiungibili,nonostante tutto.

Ma ho anche imparato che chi ama,resta; chi ha voglia di ascoltarti e capirti,lo fa a dispetto di chi vi ha messo l’uno contro l’altro per il semplice gusto di farlo. Non si può provare odio ed amore contemporaneamente nei confronti della stessa persona, non si può affermare di amare qualcuno senza essere in grado di dimostrarlo. Non si può credere alle frasi di terzi che dipingono il tuo uomo o la tua donna come un mostro, non si può affermare di maledire il giorno in cui vi siete incontrati perché,in realtà,quel giorno si aspettava da tempo.

L’amore è arricchimento,gioia,passione anche litigio,perché no,ma c’è,esiste,si fa sentire. L’amore è una fora potentissima,tutti noi siamo frutto dell’amore,altrimenti ci saremmo estinti. L’amore è fidarsi ed affidarsi. L’amore è certezza,l’amore è verità.

 

Purtroppo,a volte, non è possibile scegliere il momento in cui combattere: possiamo solo farlo con coraggio quando ci viene chiesto.

Giorgio Faletti

Questo (non breve) articolo, lo dedico a tutte quelle persone – uomini o donne che siano- che hanno lottato e lottano per amore. A tutti coloro che,come me,hanno avuto o hanno il cuore spezzato,frantumato ma che,nonostante tutto,non smettono di sognare.

 

 

 

 

 

 

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